Hai presente quando mandi un vocale e poi lo riascolti e pensi che la voce che stai ascoltando non può essere la tua, perché quando parli percepisci di avere una voce diversa?
Noi non riconosciamo il suono della nostra voce e questa cosa succede di continuo: non si tratta solo della voce per come la si percepisce all’udito, ma della voce che ti dice cosa sogni per te stesso, la tua.
La mia voce è esplosa prepotentemente ad un certo punto della mia vita.
Aveva cominciato a dare segni di sé con piccole cose, un po’ più di “No” rispetto ai soliti sì accomodanti; piccoli segni di ribellione, portati avanti con la ragionevolezza di un bambino che si toglie il pigiama e inizia a scappare in casa perché non vuole andare a dormire.
La verità è che non mi è mai andato giù questo percorso segnato per chi vuole fare medicina
Ti fai l’anno e soprattutto l’estate della maturità a studiare per passare il test d’ingresso ed entrare in facoltà.
Poi c’è questa specie di legge non scritta che ti devi autofrustrare per i sei anni, privandoti il più possibile, perché devi laurearti il prima possibile.
Non sia mai che tu vada fuori corso.
Finalmente ti laurei, ma siamo punto a capo! Subito, tirocinio post-laurea, abilitazione! E vai con lo studio matto e disperato per entrare in specialità. E sorvolerei su quello che succede dopo…

Ecco, io mi sentivo imprigionata in questo loop, spezzata, perché avevo già faticato per finire l’università, perché avrei voluto volere studiare per entrare in specializzazione, ma non lo volevo.
E non sapevo come fare per sottrarmi a tutto questo, mi sembrava di non avere possibilità.
Arrivato Marzo 2020, con il primo lockdown, questo brusìo di sottofondo, questo malessere, si è fatto sempre più pressante, più urgente.
E quindi mi sono arruolata nell’esercito come ufficiale medico per l’emergenza covid.
Mi viene sempre da ridere quando penso che per sfuggire al senso di oppressione che mi dava il loop della medicina, sono andata a cercare rifugio in uno dei sistemi più rigidi e meno adatto ad abbracciare le diverse inclinazioni personali.
Il mio dramma era che io sapevo che volevo fare il medico, inteso come fare del bene alle persone, ma non sapevo esattamente come farlo in questo sistema.
Sapevo solo quello che non volevo.
Inutile dire che le forze armate si sono rivelate essere ben lontane da quello che volevo, ma in modo inaspettato e contorto mi hanno portato sulla strada che sto percorrendo, anzi, che ho scelto di percorrere oggi.
Ho terminato la mia ferma con la promessa che mai più mi sarei costretta in una situazione lavorativa così vincolante, così poco adatta alle mie esigenze personali…

Sempre io sei mesi dopo, iscritta in un corso di specializzazione che dura 5 anni.
La verità è che che viviamo nel rumore e la nostra testa è come una stazione metropolitana all’ora di punta: ci sono troppe voci ognuna che dice la sua, che prevarica, che si impone.
La verità è che costa fatica sopprimere le altre voci per fare emergere la nostra.
La verità è che costa fatica scegliere la propria voce sopra le altre e seguirla.
Quando ho lasciato l’esercito, sapevo che non era la vita che volevo per me, ciononostante il confronto con gli altri mi ha portato a dubitare di questa scelta. Ero travolta dalla FOMO, dalla paura di starmi perdendo qualcosa, dalla paura di non sapere di nuovo quale fosse il mio posto.
Con la specializzazione è stata ancora più difficile: ho vissuto a lungo nel loop della medicina, ed è stato bello per un po’ volere quello che ci si aspettava che volessi.
È stato bello esserci dentro e non viverlo come un loop.
Ma non è mai scomparsa quell’esigenza, l’irrequietezza di chi fa una cosa ma vorrebbe farne un’altra.
La sento crescere ogni giorno.
Oggi frequento il corso di specializzazione in Anestesia, Rianimazione e Terapia del Dolore, ci sono giornate buone e giornate meno buone.
E’ un percorso che sto facendo con non poche difficoltà, ma che mi offre una prospettiva di cui non posso fare a meno. O almeno credo.
Ho trovato una mia dimensione in questo percorso che mi ha permesso di conoscere realtà, persone, vivere esperienze lavorative e umane uniche.
Mi ha permesso di scoprire che non sono la sola, che ci sono altre persone che come me hanno una visione diversa di quello che dovrebbe essere il nostro lavoro e che stanno costruendo qualcosa di cui mi piacerebbe essere parte.
E per adesso questo è sufficiente a farmi andare avanti.
Ma so che il mio posto non è lì, non è tra le corsie di un ospedale affollato, in cui troppo spesso l’umanità viene lasciata fuori dalla porta; in cui non c’è spazio per sciamane come me che studiano la medicina tradizionale cinese.
Il mio posto è in uno studio di Agopuntura, a risolvere i problemi delle persone che come me non hanno trovato la loro risposta nella medicina occidentale e far conoscere loro che ci sono altre vie che conducono al benessere.
Se vuoi unirti a me in questo viaggio alla scoperta della Medicina Tradizionale Cinese, ecco la prima tappa: https://mediqina.it/me-di-cina/.
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